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23 febbraio 2009
Eddaje Sean!
La notte degli Oscar ha premiato le sue stelle. A sorpresa è stata l'India raccontata da un regista inglese, nonostante la concorrenza agguerrita e l’altissima qualità dei film arrivati nelle prestigiose nomination, a rubare la scena. The millionaire, la favola raccontata da Danny Boyle, che “ha stregato gli spettatori di tutto il mondo”,  scrive LeCiliegedelCinema sul suo blog,  fa incetta di statuette e porta a casa otto riconoscimenti, tra i quali spiccano quello per il miglior film e quello per la miglior regia.

“Il grande sconfitto della notte delle stelle è Il Curioso Caso di Benjamin Button - sostiene ancora LeCiliegedelCinema in un nuovo post - Delle 13 nomination solo tre minori si sono trasformate in Oscar. Brad Pitt è rimasto a bocca asciutta a consolarlo, forse, il fatto che anche la moglie Angelina non ha portato nulla a casa”.

Peccato per Pitt, dunque.  Anche se saprà di certo farsene una ragione. Dopotutto, era difficile per il bravo sex symbol riuscire a far di meglio del grandioso Sean Penn, che con la sua interpretazione in Milk (il gay fuori dal cassetto, come scrive ironicamente AnellidiFumo) vince due battaglie: quella sul piano artistico, non interpretando ma trasformandosi in Harvey Milk, e quella sul piano politico, con la scelta coraggiosa e “scomoda” di interpretare una pellicola su un personaggio così importante per la storia dell’attivismo omosessuale.

Una vittoria che Penn rivendica dal palco e che Elfo Bruno, nel suo blog, ripropone in un breve stralcio. “Penso sia il momento giusto per tutti coloro che hanno votato contro i matrimoni gay affinché si siedano e riflettano, e comincino a vergognarsi e a leggere la vergogna negli occhi dei loro nipoti, se dovessero mai continuare a portare avanti le loro posizioni. Dobbiamo avere diritti uguali per tutti”.

Vale la pena ricordare anche gli altri nomi in lizza per la nomination come miglior attore protagonisti, che mai come quest’anno ha ospitato personaggi che hanno richiesto trasformazioni radicali ai propri interpreti. Dell’esperienza magistrale di Sean Penn ne abbiamo già parlato, dell’invecchiamento precoce di Brad Pitt si sono scritti fiumi d’inchiostro, ma nella cinquina c’erano anche un immenso Frank Langella, per Frost/Nixon, e “colui – scrive jericho - che un tempo era un sex simbol ora è una carcassa: Mickey "a volte ritornano" Rourke”.

A lui l’ultima riflessione della blogosfera firmata da Alabama! che scrive:“Rourke poteva essere davvero la rivincita dei reietti di Hollywood”, ma Sean Penn, l’Oscar  “se lo meritava tutto, eddaje Sean!”

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