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SPORT
24 giugno 2010
Contro la Slovacchia, senza paura
Il Cannocchiale promuove la campagna "Un Gol per l’Africa"

Come ha sottolineato con molto garbo Mario Lavia su Europa in edicola oggi, sussiste un rischio-monetina per gli azzurri di Lippi. Se infatti oggi tra Slovacchia e Italia finisse in parità, il Paraguay impattasse con la Nuova Zelanda ed entrambe le gare terminassero con identico punteggio, si dovrebbe ricorrere ad un brutale sorteggio per determinare la seconda qualificata agli ottavi del girone F. Ma perché temere, dopotutto? Andiamo piuttosto a conoscere uno per uno i nostri avversari di oggi pomeriggio: l’undici slovacco a cui si fa riferimento è quello battuto dal sorprendente – ma non troppo – Paraguay.

Jàn Mucha – 27 anni, portiere. Nella prossima stagione difenderà i pali dell’Everton, dopo essere stato in forza al Legia Varsavia dal 2005 a oggi.

Martin Škrtel – Nato nel 1984, dal dicembre 2007 gioca in Premier League, nel Liverpool, dove è arrivato per rimpiazzare l’infortunato Agger: per prelevarlo dallo Zenit, i Reds spesero spesero una cifra pari a 6,5 milioni di sterline.

Kornel Salata – 189 centimetri per 91 chilogrammi, è un difensore centrale che non vanta esperienze all’etero ma, in compenso, ha vinto un titolo nazionale con il Petrzalka. Dal 2009 gioca per lo Slovan Bratislava.

Ján Durica – Può giocare al centro o sulla sinistra dello schieramento difensivo: nato nel 1981, esordisce da professionista nel Dunajská Streda – la squadra della città dove è nato – per poi vestire la maglia di Artmedia Petrzalka e Artmedia Bratislava.Poi Durica si trasferisce a Mosca (prima al Saturn e poi al Lokomotiv); visto di recente in Germania con l’Hannover (in prestito)

Zdeno Štrba – Classe 1976, centrocampista “arretrato”: 11 anni tra Matador Púchov e MŠK Žilina prima del trasferimento in Grecia (Xanthi Skoda). Pluridecorato veterano del calcio slovacco, con 23 presenze in nazionale.

Marek Hamšík – È il soggetto meno misterioso tra gli avversari degli azzurri, visto e celebrato a Napoli come interno di centrocampo con spiccate attitudini offensive. Arriva 17enne a Brescia dopo essere stato lanciato dallo Slovan Bratislava e quando il Napoli mette gli occhi su di lui (siamo nel 2007) deve mettere sul piatto 5,5 milioni di euro per aggiudicarselo. Pavel Nedved lo ritiene il suo erede: mica male.

Stanislav Šesták – Attaccante di stanza in Germania, veste la maglia del Bochum – appena retrocesso in seconda divisione - dopo gli esordi in patria con i colori del Tatran Prešov, un’esperienza allo Slovan Bratislava e il titolo nazionale vinto con il MŠK Žilina. 31 presenze e 11 gol in nazionale.

Libor Kozák – Classe 1989, arriva alla Lazio non ancora 19enne e viene aggregato alla Primavera biancoceleste, dove non passa inosservato al punto da meritarsi la promozione in prima squadra: esordisce in serie A nel maggio 2009 su un palcoscenico d’eccezione, a San Siro contro l’Inter. Dall’estate 2009 è a Brescia.

Vladimir Weiss – Ventenne di Bratislava, ha compiuto la trafila delle giovanili a casa sua prima di migrare in Inghilterra a Manchester (sulla sponda meno nobile del City, però) ed essere poi dato in prestito al Bolton. È un centrocampista, non solo omonimo del suo attuale commissario tecnico, ma addirittura…figlio.

Róbert Vittek – Dalle sue parti è quel che si dice un “nome”: eletto calciatore dell’anno in Slovacchia nel 2006, è nato a Bratislava e con lo Slovan è diventato un attaccante di grido; si è poi trasferito in Germania (Norimberga) e in Francia (Lilla). Da ultimo visto in Turchia Ankaragücü. 71 presenze e 20 reti in nazionale.

Vladimir Weiss (commissario tecnico) – Non ha ancora 46 anni ed è stato un centrocampista di buon livello, prima di vestire i panni di allenatore. Ha fatto in tempo di vestire la maglia della Cecoslovacchia prima della caduta del muro: qualcuno lo ricorderà in campo contro l’Italia all’Olimpico, il 19 giugno del 1990, la sera in cui Skhuravy e compagnia vennero messi ko da un uno-due firmato Schillaci-Baggio. Era assistente allenatore all’Artmedia Petržalka ancor prima di appendere gli scarpini al chiodo e, dopo un’esperienza in Russia, nel 2009 è stato designato alla guida della nazionale slovacca. Weiss, come già accennato, è padre del centrocampista Vladimir e figlio del difensore (anche lui di nome Vladimir) che conquistò la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Tokio con la nazionale cecoslovacca. Quando si dice una dinastia.


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permalink | inviato da Giampaolo Scaglione il 24/6/2010 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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