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SPORT
24 giugno 2010
Sudafrica addio

Il Cannocchiale promuove la campagna "Un Gol per l’Africa"

Ma non è stata Corea

Rimpianti che sfumano con il suono delle infernali trombette sudafricane, finora indiscusse protagoniste di questo mondiale sudafricao. Cannavaro e compagni non sono capaci nemmeno di approfittare del grazioso regalo del Paraguay, che ha inchiodato la Nuova Zelanda sullo 0-0 nell'altra 'ultima' partita del girone e perdono senza attenuante alcuna contro una Slovacchia ben superiore alle aspettative (proprie ed altrui).
Di chi è la colpa è difficile dire adesso e senza meno ha influito in maniera negativa il fatto che alcuni azzurri-chiave siano arrivati all'appuntamento più importante dell'anno calcistico non in forma ottimale. Lippi non è più lo splendido condottiero visto all'opera quattro anni fa: si dica anche che mancano all'appello - causa anagrafe o altro - giocatori di chiara esperienza internazionale (Del Piero) o di talento indiscusso (Totti) capaci di fare la differenza in situazioni intricate come quella di oggi. Pazienza. Cassano a parte, il calcio italiano di oggi è quel che è: la dominatrice assoluta, l'Inter, è composta come ben si sa per undici undicesimi da giocatori stranieri e due elementi dalla classe cristallina come Balotelli e Santon non sono riusciti a conquistare la fiducia del commissario tecnico della Nazionale. E neanche quella di Mourinho, finché c'è stato. Ma i due stanno impiegando il loro tempo a scuola: per entrambi è tempo di esame di maturità. Risultato finale: Italia fuori, per evidente inadeguatezza di giocatori e staff tecnico. Si attendano, per i titoli di coda, le sempre sagge e belle parole di Gigi Riva

Già successo altre volte, del resto

Si tratta di un'eliminazione inattesa, ma alla prova dei fatti meno ingiusta di altre: chi - anche tra gli addetti ai lavori - aveva definito "facile" il nostro girone, non aveva tenuto nella giusta considerazione il superiore tasso atletico di Nuova Zelanda e Slovacchia, per tacere della buona, anzi ottima vena del Paraguay. In Germania Ovest, nel 1974, l'Italia di Valcareggi - vicecampione del mondo in carica - uscì dal torneo dopo tre partite: primo match contro la matricola Haiti e vittoria per 3-1 (ma i centroamericani passano in vantaggio per primi con un bel gol di Sanon, chi se lo ricorda?), pareggio incolore con l'Argentina e secca sconfitta contro la Polonia di Zmuda e Lato, squadra-cult degli anni Settanta. Anche stavolta è Gianni Brera a dettare le note del racconto, ma si rilegga per intero Azzurro tenebra di Giovanni Arpino (altro scrittore/giornalista di gran pregio) per capirne e sapere di più su quell'avventura azzurra, che chiudeva il ciclo iniziato agli Europei del '68 e apriva quello che si concluderà in maniera altrettanto triste in Messico nell'86. Con il bell'intermezzo di Argentina '78 e quello, dolcissimo, di Spagna '82.

 

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