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SPORT
25 giugno 2010
Processi in primo piano

Il Cannocchiale promuove la campagna "Un Gol per l’Africa"

Ci sono notizie e notizie

Diranno un giorno le cronache che l'eliminazione degli azzurri dalla World Cup sudafricana rubò il 'primo piano' allo sciopero generale della Cgil (e correlate manifestazioni) sui siti di Repubblica e Corriere della Sera. Per tacere di una prima pagina del Corriere dello Sport con un bel "Vergogna!" a caratteri cubitali. Niente attenuanti insomma, se non da parte del segretario dem Pier Luigi Bersani, il quale, un po' a sorpresa, dichiara da Milano che "ieri il mondo ha imparato due cose sull'Italia: che la Slovacchia ci ha buttato fuori dai mondiali e che nel nostro paese si fanno ministri per scansare la giustizia. Non so quale appaia più vergognosa, ma credo proprio la seconda". Per chi non seguisse le cose della politica, il leader Pd si riferiva alla nomina a ministro per l'Attuazione del federalismo. E Bersani ha concluso dicendo che "bisogna cambiare l'allenatore che conta in Italia. Il campionato di calcio si può anche perdere ma non si può perdere la dignità delle istituzioni". Se qualcuno aspettava il parere del premier Berlusconi (in vacanza ad Antigua) sull'inopinata disfatta degli azzurri ai Mondiali, ci si deve accontentare - almeno per il momento - dell'opinione del principale esponente dell'opposizione.

Discussione ai vertici

Non ci sono solo i giocatori e il commissario tecnico sul banco degli imputati. A Lippi e ai suoi è toccato - come è giusto che fosse - di metterci la faccia ma Giancarlo Abete e Gianni Petrucci - l'uno presidente della Figc e l'altro del Coni - non possono chiamarsi fuori e non lo fanno. Abete, prima di occuparsi di calcio a tempo pieno, è stato un imprenditore di un certo successo (almeno per un po' di tempo sono state le sue aziende grafiche a stampare le schedine del Totocalcio) e anche uomo politico (a soli 29 anni era già deputato per la Democrazia Cristiana, anno di grazia 1979). Si capirà pertanto che da uno come lui arrivi un'analisi piuttosto articolata su quanto accaduto agli azzurri in Sudafrica: "C'è necessità assoluta di una ripartenza, non possiamo intristirci. Abbiamo il dovere di ripartire, è un obbligo dell'intero movimento calcistico italiano. Il problema-nazionale riguarda la competitività del campionato". Lippi? "C'è stata una sua precisa volontà di lasciare": alla guida della nazionale maggiore ci sarà Prandelli, e sarà "un'operazione finalizzata ai mondiali 2014". Speriamo che non imiti Donadoni, insomma. Sospeso tra presente e futuro, con democristiana cautela Abete non mette conto di dimettersi, invita i giornalisti a sostenere Prandelli, condanna chi ha tifato contro l'Italia in patria e conclude: "Non ho detto che non me ne vado. Non sono certo attaccato alla poltrona, rispondo alla mia coscienza".

E 'l modo ancor m'offende

Dal presidente del Coni (quarto mandato consecutivo) Petrucci arrivano parole di 'vicinanza' all'omologo Figc Abete e manda una sorta di avvertimento: "Non faccio il buonista ma sono realista: quattro anni fa eravamo i primi al mondo, stavolta non abbiamo superato la prima fase". Tuttavia, "l'eliminazione ha lasciato l'amaro in bocca a tutti gli italiani ma la federazione ha vinto tanto nella sua storia, anche se stavolta non ha ottenuto un risultato brillante".

Mandelli docet

Abete è stato anche capodelegazione ai Mondiali 2006. Nel 1970, Italia battuta in finale 4-1 dal Brasile ma solo dopo avere scritto l'irripetibile pagina della sfida con la Germania Ovest all'Azteca, c'era un altro industriale, il torinese Walter Mandelli, a rappresentare la federazione. Fu lui ad avallare la scelta del ct Valcareggi di schierare Mazzola e tenere in panchina Rivera nella partita decisiva contro Pelé e soci. Solo ex post si sarebbe capito che la mezz'ala milanista avrebbe potuto creare interessanti spunti offensivi per Riva e Boninsegna, che infatti rimasero a secco di rifornimenti. Si tratterebbe pur sempre di una sconfitta onorevole ma le cronache dicono che, al ritorno in Italia, Mandelli e Valcareggi devono ricorrere alla protezione della Polizia per guadagnare l'uscita dell'aeroporto. Chissà che cosa succederà a Lippi, sempre che ci sia un Abete o un Petrucci ad attenderlo dopo il ritiro dei bagagli.

 

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